Da tempo ormai sentiamo parlare di “Sharing Economy” tramite una serie di servizi e start-up che hanno portato sotto i riflettori questo concetto.

Parliamo di Car-sharing (Enjoy, Car2Go), Bike-Sharing (Vélib a Parigi, ToBike a Torino), Food-sharing (Gnammo) e via discorrendo… Il concetto di condivisione sta penetrando ormai ogni settore e ora anche i servizi assicurativi con le assicurazioni peer-to-peer.

Ma che cos’è un’assicurazione peer-to-peer?

Mettiamola così: vi è mai capitato di pagare il rinnovo della vostra polizza assicurativa e notare che il premio era rimasto invariato (se non addirittura aumentato) malgrado voi non aveste avuto alcun sinistro? Ecco, le assicurazioni peer-to-peer risolvono questa problematica.

Facciamo un passo indietro. Le compagnie di assicurazioni si basano sui concetti di mutualità (la prima compagnia italiana è stata appunto Reale Mutua, fondata in forma mutualistica nel 1828) e di legge dei grandi numeri. In parole povere, tu paghi un premio alla compagnia che funge da aggregatore e raccoglie la “colletta” degli assicurati. La compagnia a sua volta scommette sul fatto che tra l’insieme degli assicurati la probabilità che avvenga un sinistro le permetterà di fare un utile sulla differenza (Premi Raccolti – Sinistri Pagati).

Il premio che hai pagato, quindi, contribuirà a saldare il sinistro di un’altra persona a te sconosciuta ma assicurata come te presso la stessa compagnia.

Questo ragionamento sembra molto ovvio e banale ora che siamo abituati ad avere degli “aggregatori” on-line per quasi ogni cosa (sentiamo parlare ogni giorno di crowdfunding, crowdsourcing ecc.) ma all’epoca, senza Internet, le compagnie assicuratrici erano le uniche a poter fungere da aggregatore ridistribuendo i premi incassati verso chi, per un evento fortuito dannoso, aveva bisogno di denaro per pagare un sinistro.

Se questo poteva andare bene nel XIX e XX secolo, nel 2016 le cose stanno cambiando.

Oggi come oggi il pain dichiarato dal consumatore, quando sottoscrive un’assicurazione, è la percezione di pagare sempre “troppo” rispetto a quanto ha invece “ricevuto” in termini di beneficio fornito dalla polizza, e questo per tre principali ragioni:

  1. Asimmetria informativa: il cliente paga il premio ma non sa quanto, collettivamente, la compagnia abbia effettivamente incassato dagli assicurati vs quanto esborsato per pagare sinistri. La sensazione è che la compagnia esca sempre e comunque vittoriosa da questo bilancio e che incassi la differenza/margine, a scapito del “povero” assicurato virtuoso.
  2. Frodi: il mercato italiano ne è pieno e il cliente patisce il fatto di dover pagare anche per conto di chi, invece, specula.
  3. Mancato indennizzo: le condizioni di polizza, spesso composte da pagine scritte fitte, sono poco chiare sul cosa/come verrà indennizzato. La percezione media è che “tanto comunque le compagnie non pagano”.

Possiamo finalmente dire che la parola “premio” diventa davvero azzeccata.

La Sharing Economy è entrata nel settore assicurativo con le c.d assicurazioni peer-to-peer (da pari a pari). Dei modelli che permettono la condivisione del rischio con un gruppo di altre persone (i famosi “pari” appunto), con l’obiettivo di ottenere un rimborso nel caso in cui alla fine del periodo assicurativo si appuri che si sono verificati meno incidenti del previsto.

Questi modelli sono già molto diffusi in altri paesi e hanno preso piede in particolare in Germania (Friendsurance), Inghilterra (Guevara), Francia (Inspeer) e Stati Uniti (Lemonade), con servizi che in modo diverso permettono di condividere il rischio con altri assicurati. Questi servizi stanno riscuotendo un notevole successo, proprio per la maggiore equità e socievolezza percepita dagli utenti.

Il successo è dato proprio dalla semplicità del concetto: ti assicuri insieme ad un gruppo di persone che conosci (amici, parenti ecc.) in modo da costruire un “salvadanaio” tramite una colletta dei premi raccolti. Minori sinistri avvengono alle persone che fanno parte del gruppo e maggiore sarà il vantaggio per tutti.

Assicurazioni peer-to-peer in Italia 1

Così se tutto va bene e la compagnia di assicurazioni ha dovuto esborsare meno soldi del previsto per pagare indennizzi, una parte del premio pagato viene rimborsata agli assicurati, come gratifica per essersi comportati bene. Così possiamo finalmente dire che la parola “premio” diventa davvero azzeccata!

Avviene quindi una sorta di redistribuzione, riducendo la quota che sarebbe stata destinata all’utile delle compagnie per orientarla verso le tasche degli assicurati: un modello decisamente più equo e social.

In Italia il primo servizio che offre la possibilità di sottoscrivere assicurazioni peer-to-peer si chiama Axieme (www.axieme.com).

Quando acquisti una polizza con Axieme, il premio pagato viene suddiviso in due parti: una è destinata alla compagnia di assicurazioni, che si occuperà del sinistro e garantisce l’indennizzo in caso di incidente, l’altra parte è invece destinata ad un salvadanaio.

A questo punto l’utente sceglie se entrare a far parte di un gruppo (chiamate cerchie) già esistente, magari perché consigliato da un amico o un collega, oppure dare vita a una nuova cerchia diventandone ambasciatore. Come per un gruppo d’acquisto, i membri della stessa “cerchia” contribuiscono al medesimo salvadanaio, condividendo il rischio che accada un sinistro.

A fine anno, la parte di premio destinata al salvadanaio verrà ridistribuita ai membri della cerchia e il rimborso sarà riaccreditato direttamente sul loro conto in banca (cash-back). Minori sinistri = maggiore rimborso.

Esistono perciò tante cerchie quanti sono i gruppi costituiti dagli assicurati. Ogni gruppo tendenzialmente ha un numero di persone non spropositato (da 5 a 50) in quanto composto da persone che si conoscono direttamente o al massimo tramite un comune amico, proprio per garantire questa “fiducia” all’interno della cerchia.

Assicurazioni peer-to-peer in Italia 2
Assicurazioni peer-to-peer in Italia 2

Facciamo un esempio per chiarire il concetto.

Francesca porta ogni giorno suo figlio a giocare nei giardini del quartiere e ha fatto amicizia con altre mamme. Desiderano tutelarsi con una polizza di Responsabilità Civile della Famiglia con il modello peer-to-peer.

Francesca dà il via al gruppo stipulando per prima la polizza e includendo nella sua “cerchia” le altre mamme – Chiara, Sara, Giulia e Marta – che acquistano anch’esse l’assicurazione. Ad inizio anno nel “salvadanaio” ci sono 60€. Purtroppo durante l’anno Marta ha dovuto aprire un sinistro perché suo figlio ha rotto gli occhiali a un compagno.

Il regolamento prevede che con 1 sinistro il salvadanaio scenda a 55€, quindi a fine anno ogni mamma riceverà un rimborso di 11€ direttamente sul proprio conto corrente.

La riposta alle problematiche affrontate in precedenza è chiara:

  1. Maggiore trasparenza: all’interno della cerchia vengono esposti i sinistri avvenuti. Il cliente è quindi edotto del motivo per cui a fine anno il suo rimborso è più o meno elevato.
  2. Difficilmente un assicurato si esporrà a denunciare un danno falso, sapendo che il suo sinistro verrà messo in vetrina e che gli altri membri potrebbero in seguito espellerlo.
  3. Ad oggi, nel caso in cui la compagnia rifiuti il pagamento del sinistro, il cliente non riceve comunque nulla in cambio. Ammettendo che il sinistro non risulti indennizzabile, il cliente vedrebbe quantomeno una parte del premio pagato rimborsata (quindi winner a prescindere).

Che ne dite, non male questa assicurazione peer-to-peer, vero?

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