La compagnia assicurativa Aviva (ovvero il colosso britannico che, per intenderci, ha assicurato da Isaac Newton e Winston Churchill fino alla Aston Martin di Sean Connery in 007 Goldfinger) ha avviato già nel 2015 un fondo di Venture Capital dedicato all’innovazione nell’Internet of Things, nei data analytics, nella customer experience e nella distribuzione.

Dal 2016 è partner dell’incubatore della Silicon Valley Plug & Play. Dal 2014 ha inaugurato Digital Garage a Londra, poi a Singapore e a Toronto, ovvero centri per l’innovazione distaccati dalle sedi centrali dove centinaia di tecnici, designer e creativi sperimentano, esplorano e testano l’assicurazione del futuro.

Aviva, piccola ma geniale intuizione…

Ad oggi sono stati finanziati sette progetti, tra cui 4 milioni di sterline a Owlstone Medical e 5 milioni alla InsurTech inglese Neos, che utilizza l’IoT e gli smart home devices per la protezione delle abitazioni (da fuoco, furti e allagamenti). 100 milioni di sterline nei prossimi 3 anni è l’obiettivo di investimento di Aviva rivolto alle giovani realtà tecnologiche per rafforzare l’offerta digitale.

Perché? Qual è quella “piccola ma geniale intuizione” alla base di questo enorme cambiamento?

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