Axieme raccontata dai suoi investitori

Axieme raccontata dai suoi investitori

La campagna di Axieme ha ormai tagliato il traguardo ed ha più che raddoppiato l’obiettivo minimo di raccolta. Visto il grande successo, abbiamo chiesto ad alcuni investitori che hanno puntato sul settore insurtech di raccontarci perché hanno scelto di diventare soci di Axieme.

Paolo Chioda, investitore seriale in start-up e imprenditore nel settore dell’energia fotovoltaica, ci racconta cosa lo ha spinto ad avvicinarsi alla nostra startup.

All’inizio mi ha ispirato soprattutto l’idea. Il mercato delle assicurazioni è enorme ma la soddisfazione dei clienti non è mai ottimale. Se ci pensiamo bene ciascuno di noi ha avuto direttamente o indirettamente una cattiva esperienza, quindi vedere un progetto che portava una ventata di aria fresca mi è sembrata davvero una buona cosa. Poi sono entrato in contatto con i fondatori e mi sono convinto al 100%. Il team è fatto da persone serie e concrete, con grandi capacità ed esperienza nel settore. Ho raramente visto un team così ben assortito e dato che secondo me è uno dei fattori chiave di successo – a prescindere dall’idea o dal progetto – mi sono convinto ad investire senza pensarci troppo su.

Quali altri fattori crede che dovrebbe tenere in considerazione una persona interessata ad investire nella campagna di Axieme?

Sicuramente il benchmark rispetto a quanto sta accadendo all’estero. L’Italia è un mercato che arriva sempre in ritardo rispetto alle innovazioni implementate all’estero. Se questo è un fattore spesso negativo, può essere considerato un grande vantaggio per gli investitori italiani, perché è come avere una “macchina del tempo” per poter vedere cosa avrà successo nel futuro semplicemente guardando oltre la frontiera. Le innovazioni arrivano anche in Italia prima o poi, (forse più POI che PRIMA) ma comunque arrivano, è inesorabile. È solo una questione di QUANDO, non di SE. Quindi basta guardare al successo avuto da startup insurtech che implementano modelli simili ad Axieme come Friendsurance in Germania o Lemonade negli USA (che rumours di mercato dicono stia addirittura per lanciare una IPO sulla borsa di NY ad una valorizzazione di 2 miliardi di dollari…)

Anche Luca Frigerio non è nuovo agli investimenti in start-up, il suo focus è sulla dimensione del mercato.

Le dimensioni del mercato assicurativo sono impressionanti. Credo sia il mercato dal più grande volume assoluto nel quale abbia mai investito. Chi non ha mai avuto o sottoscritto un’assicurazione? Che sia viaggi, casa, auto, infortuni ecc.

Stiamo parlando di 1200 miliardi di Euro che vengono pagati per polizze assicurative ogni anno solo in Europa. Ogni anno, si perché l’altro vantaggio del settore è quello di essere a “recurring revenues” (le polizze si rinnovano di anno in anno).

Il settore è ancora molto ingessato e decisamente più indietro rispetto al bancario (o al fintech nell’insieme), è quindi inevitabile che subisca trasformazioni nei prossimi anni.

L’opportunità è chiara, ma perché ha scelto di investire proprio in Axieme all’interno del settore insurtech?

Perché ho trovato vincente la loro strategia di approccio al mercato, legata innanzitutto a uno sviluppo dell’unità Axieme Business (B2B) che sarà la vera leva marketing per fare massa critica anche sul B2C, una leva che invece di essere un costo sarà il fondamentale zoccolo duro del fatturato per la parallela crescita nel B2C.

Si vede che la strategia deriva da una profonda conoscenza delle dinamiche del settore e in particolare dei canali distributivi.

Virgilio Taverniti, professionista esperto in ambito IT con un ruolo manageriale in una società di software a servizio del settore bancario, si concentra sul carattere innovativo della piattaforma.

I ragazzi di Axieme hanno avuto un’intuizione davvero sagace. Il fatto di riconoscere agli assicurati il loro comportamento virtuoso, e quindi di associare a ciascuno un rating con il classico “voto delle stelline”, rappresenta il primo caso in assoluto di creazione di una banca dati (trans-compagnie e trans-prodotti) che raccoglie questo tipo di informazioni. Questo ha un valore inestimabile per il settore assicurativo.

Vede prospettive anche in altri settori?

Senza dubbio anche in quello bancario, che conosco bene. In questo momento c’è una forte attenzione alla cosiddetta “bancassurance” (ndr, la possibilità di acquistare polizze assicurative anche presso le banche). Sono pochissime però le banche che hanno al loro interno una vera e propria divisione “assicurazioni”. La maggior parte di loro rivende di fatto prodotti di compagnie terze con cui hanno accordi commerciali, questo comporta inevitabilmente una riduzione dei margini. Non sottovaluterei il fatto che gruppi bancari possano nei prossimi anni decidere di strutturarsi internamente con una propria divisione “insurance” e il fatto di acquisire una realtà già pronta e con un forte know-how digitale – come Axieme – sarà la soluzione ideale.

Mario Alberto E. è un manager con comprovata esperienza nel settore, ha ricoperto ruoli in ambito commerciale e dell’innovazione in compagnie assicurative, nelle quali lavora tutt’oggi.

Il settore assicurativo è destinato a cambiare radicalmente nei prossimi anni, e chi opera nel settore lo sta già vedendo. Non solo grazie all’implementazione di tecnologie inesistenti fino a qualche anno fa, ma proprio nei modelli di business. Le startup diventano quindi per le compagnie assicurative più degli “enabler” che dei “competitor”, perché il vero punto di forza sarà la capacità di queste realtà nascenti di intercettare le esigenze delle persone e parlare la stessa lingua dei nuovi clienti emergenti.

E in Axieme ha trovato questa capacità?

Senz’altro, è il motivo per cui ho deciso di investire e salire a bordo di questo progetto. Seguo in silenzio il lavoro che questi ragazzi stanno facendo praticamente dalla loro nascita, saranno ormai due anni. Prima con i loro post sui social, poi tramite gli articoli di settore e poi prendendo informazioni da colleghi del settore. La mia è stata quindi una scelta ponderata e basata su una lunga osservazione, non un colpo di testa. È un team composto da persone serie e pragmatiche, che hanno avuto la capacità di concretizzare un’idea – quella del rimborso in favore dei clienti virtuosi – che gira nell’aria già da tempo nel settore e in particolare dopo aver visto i casi di successo all’estero, ma senza che nessuno avesse il coraggio o la capacità di trovare il modo di metterla a terra. La loro capacità di execution è, oggettivamente, impressionante.

La dimostrazione più evidente di come Axieme sia un “enabler” anziché un competitor degli operatori assicurativi è l’investimento nella start-up da parte di Alessio Franco, agente assicurativo di una primaria compagnia italiana.

È davvero poco lungimirante chi continua a pensare in una logica di “noi contro voi”. Coloro che operano nel settore e continuano a vedere le start-up insurtech come uno spauracchio da abbattere e denigrare a tutti i costi non hanno proprio capito in che direzione sta andando il mondo. La collaborazione e l’unione di intenti sono la vera chiave di successo nel 21° secolo, il cambiamento è intrinseco all’evoluzione dell’uomo e della società, qualcosa di inevitabile, chi prova ad arrestarlo mi ricorda i bambini che al mare giocano a “bloccare” le onde. Sinceramente io l’onda preferisco cavalcarla.

Perché allora c’è ancora molta diffidenza?

Anche quella è qualcosa di inevitabile, ma basta conoscere la storia per capire che è un brusio di fondo destinato a non essere protagonista. In famiglia siamo assicuratori da generazioni, pensate che quando sono arrivati i primi computer nelle agenzie assicurative siano stati accolti con entusiasmo? Anche allora alcuni agenti affermavano “Figurati se mi devo affidare a quel coso! Ho fatto contratti assicurativi per decenni e assicurato miliardi (di Lire) di patrimoni con la mia penna e un pezzo di carta, quel computer non avrà mai la capacità di valutare un rischio come ce l’ho io”.

Ora parliamo di intelligenza artificiale e di auto a guida autonoma. Devo aggiungere altro?

Anche Antonio Zedda, responsabile di una realtà che distribuisce soluzioni assicurative a livello nazionale, crede in Axieme.

Vedo tutti i giorni passare sotto i miei occhi potenziali accordi commerciali in grado di generare volumi importanti, ma che non possono essere gestiti a causa della mancanza di strumenti digitali adeguati. Questo è il motivo per cui ho avvicinato il team di Axieme e investito nella startup. Io per primo ho in mente delle importanti iniziative commerciali con community di grandi dimensioni e articolate su tutto il territorio nazionale. Proprio per questa capillarità è necessario essere dotati degli strumenti digitali per rispondere alle richieste di questi clienti in modo immediato, efficiente, paperless e soprattutto con un modello etico come quello di Axieme che è di grande appeal per le comunità quali associazioni, aziende ed enti.

Francesco Privitera è un imprenditore che conosce le dinamiche del settore, la sua società opera nei servizi di Claims Management per alcune delle principali compagnie assicurative. 

Il 90% delle start up insurtech apportano innovazioni nei modelli distributivi o sulle modalità operative della forza vendita. Conoscendole bene dall’interno, so che le grandi compagnie e le grandi aziende – stante le loro dimensioni – prediligono assorbire o diventare partner delle start-up del settore per innovare. Questo accade da un lato per contenere i tempi e la complessità legata allo sviluppo di un nuovo business model e dall’altra per limitare i rischi di una “blue ocean strategy”. Una volta che l’azienda è certificata dalle autorità competenti ed il business model è validato comprano il “pacchetto completo”. Questo rappresenta quindi già di per sé un’enorme potenzialità per Axieme, che la apre ad ampie opportunità di exit.

Roberto Rosettani opera invece in un settore completamente diverso (tessuti per abbigliamento tecnico) ma ha un’esperienza manageriale di lunga data.

Ho conosciuto i membri del team Axieme, a prescindere dal settore industriale ci sono alcuni elementi che sono la base di un’azienda, che in fin dei conti è un’organizzazione basata sulle persone. Quello che mi ha colpito in questa start-up, oltre alle qualità umane delle persone che lavorano al progetto, è la capacità fuori dal comune da parte dei fondatori di ascolto e analisi. Tutto ciò, associato alla loro capacità di execution dimostrata da quanto sono riusciti a realizzare finora malgrado operino in un settore così complesso, è sicuramente indice di un buon investimento.

Io stesso ho recentemente ceduto una mia società ad un fondo di investimento cinese, so riconoscere i fattori chiave di successo di un’azienda.

Vuoi contribuire allo sviluppo di Axieme come hanno già fatto Paolo, Virgilio, Mario Alberto, Alessio, Antonio, Francesco e Roberto?

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Per saperne di più sul Team Axieme: Edoardo, Matteo, Marco, Clea, Giuliano

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