Copycat: i copioni esistono, anche nell’insurtech

Copycat: i copioni esistono, anche nell'insurtech

Copycat” è il modo in cui vengono chiamate le società che decidono di operare facendo, per l’appunto, una copia di un modello di business già messo in atto da un’altra realtà.

Questo avviene ad esempio quando un player decide di introdurre un modello fino ad allora inesistente in un determinato paese, prendendo spunto da una società già attiva all’estero, oppure semplicemente aggredendo il mercato in cui il “first over” è già presente, dando un taglio diverso e (si spera) migliore al modello (si parla anche di modelli clone).
Ecco, “migliore” è però proprio il punto sul quale stare attenti, e più avanti scopriremo il perché.
Benché il “copycat” generi ovvie riflessioni sull’etica professionale e lavorativa, è del tutto lecito e legale, se messo in atto in settori che non hanno un’idea “brevettabile” o sulla quale non è possibile applicare diritti di privativa intellettuale.
Prendiamo ad esempio un bravissimo commerciante del mercato ortofrutticolo a cui un giorno viene in mente l’idea di incidere la frutta sul proprio banco, dando forme artistiche e colorate alla merce. Nel giro di qualche giorno si accorge che i clienti, attirati da queste forme, si avvicinano al banco e, in seguito, acquistano più facilmente la frutta.
Copycat
I commercianti vicini, accorgendosi del successo di questa idea, decidono di replicare lo stesso modello (l’idea di tagliare la frutta in modo artistico non è brevettabile!) e in pochi giorni tutti i banchi del mercato espongono in vetrina frutta e verdura tagliuzzata nei modi più originali.
Ora, analizziamo il caso, valutiamone le conseguenze e traiamo alcuni insegnamenti:
1) nobody loses, nobody wins: se l’idea iniziale poteva essere attrattiva e nuova per i clienti, il fatto di vedere il mercato tempestato di frutta incisa non rende più particolare ciò che prima era unico. Anzi, essendo il livello del mercato limitato (un corpo umano può ingurgitare tot chili di frutta, non accade che la frutta incisa possa essere mangiata in quantità maggiori) laddove un cliente comprava 2kg di mele – e li destinava al bravo e inventivo first-mover – ora ne acquisterà lo stesso quantitativo, ma un po’ da un banco e un po’ da un altro banco. La volatilità cresce, l’incostanza anche e tutti ci perdono.
2) crea il tuo modello: molto più premiante sarebbe stato immaginare un mercante che vende cioccolata installare fontane di cioccolata calda, il commerciante di vestiti mettere un manichino robot in vetrina ecc. Ognuno crea il suo modello per attirare il maggior numero possibile di clienti, chi con l’arte, chi con la tecnica, chi con la robotica.
3) se proprio non puoi creare il tuo modello, scegli la TUA frutta: se proprio non sei in grado, almeno crea la tua nicchia! Sarebbe molto più premiante se un commerciante si specializzasse negli agrumi incisi, un altro nelle sculture di mele e un altro ancora in cilindri di chicchi di melograno. Se un cliente avesse voglia di mele, non avrebbe dubbi su chi scegliere. Torniamo quindi al concetto di John Nash di cui abbiamo già parlato in un altro post.

Se questi insegnamenti sono condivisibili, stentiamo quindi a capire quello che sta accadendo a Lemonade e che questo articolo ci spiega: altri player assicurativi cercano di scimmiottare il modello proposto dalla rivoluzionaria startup assicurativa ma… senza riuscirci!

Copycat: i copioni esistono, anche nel insurtech

Copiare va dunque bene? Dipende.
Come dice il fondatore di Lemonade Daniel Schreiber: se proprio dovete farlo, almeno fatelo bene!
A ben guardare è un problema di cui soffrono principalmente le “grandi aziende”, che non comprendono l’importanza del collaborare anziché dell’appropriarsi.
E’ altresì vero che molte startup che si affacciano sul mercato tendono a copiare, ma diciamo che in un certo senso è più “giustificabile” e fa quasi tenerezza.
Il punto è che nel caso dei big player è sicuramente più premiante collaborare che competere con le startup: l’abbiamo già scritto diverse volte e non siamo gli unici a crederlo. Aprirsi ad un nuovo modo di operare, affiancare modelli che beneficiano della rapidità e della flessibilità di team ridotti, giovani e con strutture lean, non può portare che benefici alla grande aziende.
E se questo vorrà dire spartire una fetta della torta o, in alcuni casi, acquistare la società dopo qualche anno, ben venga: sempre meglio pagare il giusto qualcosa che può portare crescita e benefici, che incaponirsi nel tentare di riprodurre delle dinamiche che, ad ogni modo, non sarà possibile replicare nella grande azienda (strutture gerarchiche complesse, processi interni, approvazioni, politica ecc.).
In conclusione, parliamoci chiaro, sono LE PERSONE a contare, non tanto le idee.
Qualcuno ha scritto “Puoi copiarmi un’idea, ma l’indomani ne avrò un’altra, e poi un’altra ancora, perché sono IO a rimanere sveglio la notte pensando al mio business, io che mi risveglio pensando a come innovare, io che mi addormento cercando di risolvere problemi e sempre io che penso out-of-the-box mentre guardo la TV. Quindi seguimi pure quanto vuoi… alla fine ti stancherai”.
Copycat: i copioni esistono, anche nel insurtech 1
…sarà forse per questo che Amazon sta ora cercando anche di fregare i dipendenti a Lemonade?

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Autore: Edoardo Monaco

Laureato in Economia con un Master in Management, ha maturato esperienze professionali in consulenza (Bain & co.), finanza (UBS Investment Bank) e nel marketing (L’Oréal, Mondelez) prima di entrare "quasi per caso" nel settore assicurativo come broker. Appassionato di innovazione e insurtech, è docente a contratto presso la Business School ESCP Europe e co-fondatore di Axieme, la prima social insurance in Italia.

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