“In questo 2019 appena trascorso noi di Axieme abbiamo visto sicuramente tante cose. Ripassiamole in rassegna come da tradizione per buon auspicio dell’anno che verrà.”

Eccoci di nuovo qui, puntuale come l’influenza o come il sondaggio “panettone o pandoro” arriva la personale disamina di quest’anno di insurtech appena trascorso.

Il titolo del post non è casuale – oltre al fatto che quest’anno ci ha lasciati il grande Rutger Hauer che pronunciava questa mitica frase in Blade Runner – perché riassume le stranezze di un mondo assicurativo che sta ancora faticando a capire che il tempo è cambiato.

Lo so cosa starete pensando “vabbè mettici una pietra sopra, già lo dicevi nel 2016 nel 2017 e pure nel 2018 e siamo ancora qui…”

Vero, ma come tutti i cambiamenti “epocali”, anche se noi innovatori ci immaginiamo una rivoluzione che stravolgerà in un attimo tutto il panorama, l’innovazione (specie nel nostro paese) assume sempre forme più lunghe che danno vita a strascichi a tratti estenuanti.

Pensiamo alla mobilità elettrica, ne parliamo dagli anni ’90, ancora oggi ci sono ferventi sostenitori del fatto che Elon Musk sia un pirla patentato e che con Tesla non andrà da nessuna parte.

Io stesso lo vedo nella mia vita di tutti i giorni. Parlando con mio zio che deve cambiare auto gli ho detto

“mi raccomando la prossima deve essere elettrica”

lui mi ha risposto

“mah, non sono convinto, alla fine col diesel mi sono sempre trovato bene, mi sa che replicherò”.

Due constatazioni (amichevoli):

  1. “mi sono sempre trovato bene” è il cugino di primo grado del “si è sempre fatto così”: la zona di comfort ci rassicura, e il cambiamento non è respinto perché non ne si riconoscano i benefici (l’elettrico inquina effettivamente meno) ma perché cambiare significa fatica. Fatica di studiare (come confronto i preventivi tra auto elettriche se non si parla più di cilindrata?), fatica di imparare cose nuove (come si fa “il pieno” a una macchina elettrica?), fatica di fare cose (devo installare una presa di ricarica nel mio garage).
  2. L’ignoranza può aggravare la situazione: il fatto che esistano tutta una serie di normative che vanno nella direzione dell’abolizione delle auto diesel non entra neanche nel “radar” di mio zio. E questo fa sì che la nostra discussione sia basata ab origine su piani diversi, rischiamo solo di incaponirci innervosendoci in un dialogo che non porterà a nulla.

Litigio

Questo significa che le auto diesel esisteranno per sempre?

No, semplicemente che l’accettazione del cambiamento richiederà del tempo.

Forse mio zio comprerà effettivamente ancora un’auto diesel, tra 3 anni sentirà di non aver fatto poi così un affare quando tutti intorno a lui parleranno di auto elettriche mentre lui è seduto su un’auto diesel di 3 anni (quindi non recentissima, ma neanche così vecchia da buttare o cambiare) e andrà avanti ancora per un po’. Finché un giorno non lo lasceranno più entrare nei centri città, poi neanche nelle periferie, poi nemmeno sulla tangenziale, e quindi si sentirà tagliato fuori. Frustrato sbraiterà contro il sistema, che lo ha penalizzato “senza tener conto di un onesto cittadino che ha sempre pagato le tasse”. Perché la colpa è sempre degli altri.

Il resto della storia lo immaginate.

Henri Fréderic Amiel

Tornando al settore assicurativo, se avete capito l’antifona, avete appena concretizzato i concetti di legacy, di area di comfort e di change management.

Non vorrei essere frainteso: il mio discorso non è in alcun modo pessimista né arrendevole, anzi.

Il messaggio che voglio passare è che il cambiamento avverrà comunque, che lo vogliate oppure no.

Potrete tardarlo, potrete vederlo arrivare oppure ignorarlo, potrete comprenderlo o male intenderlo, potrete condividerlo o dissentire, ma accadrà.

Quindi il mio messaggio è estremamente ottimista e anzi, guarda al futuro con consapevolezza.

Non più tardi di qualche settimana fa mi sono sentito dire – dopo mesi di riunioni e tentennamenti – da un dirigente di un gruppo bancario

“Sai alla fine il mio CEO ha detto che non crede in questa innovazione [nel settore assicurativo], preferisce inviare a quella grande compagnia assicurativa le nostre liste clienti e glieli facciamo chiamare dal call-center. In effetti è una modalità commerciale un po’ aggressiva e forse antiquata ma pazienza, in passato qualche risultato ce lo ha comunque dato quindi faremo così lo stesso.”

Praticamente come mio zio.

Il diesel è un po’ inquinante e forse antiquato ma pazienza, in passato è sempre lui che mi ha portato in ferie al mare.

Smog

Il mio ottimismo deriva infatti da molti segnali e quest’anno ne ho avuto la riprova.

In primis l’affermazione di una consapevolezza ecologica che qualche anno fa era solo una chimera. 🌱✌ Al netto di Greta Thunberg (che può piacere o meno) il segnale di cambiamento è inequivocabile.

Digressioni e battute a parte, tornando al settore assicurativo per Axieme è stato un anno molto importante. Da un punto di vista business abbiamo dato il via ad Axieme Business e siglato accordi con nuovi grandi player, abbiamo ampliato la nostra gamma di prodotti sul canale B2C e sviluppato ulteriormente la nostra tecnologia. Il fatturato è cresciuto e stiamo finalmente ottenendo le nostre piccole-grandi soddisfazioni.

Da un punto di vista aziendale ed organizzativo abbiamo portato a termine un aumento di capitale molto importante, abbiamo ampliato la compagine sociale e abbiamo ampliato il team, facendo entrare nuovi talenti e risorse che stanno facendo la differenza all’interno della nostra startup. Insomma, c’è stato il decisivo “salto” di categoria.

È stato l’anno dell’Investor Day sul lago Maggiore, dell’evento InsurTech Rising International a Parigi a Station F, dell’articolo su Millionaire del più giovane del nostro team, del convegno ABI Bancassurance a Roma, di Heroes in Maratea non più in solitaria, degli articoli divulgativi sulla rivista di settore dell’ABI (ho davvero scritto sul magazine dell’associazione del gotha bancario?) del contributo all’analisi dell’Osservatorio Fintech del Politecnico di Milano e di molte altre cose che sicuramente in questo momento sto dimenticando.

Insurtech Rising Paris Axieme

A livello personale, poi, sono diventato ufficialmente “comandante” (vedi immagine più sotto) e papà del piccolo Carlo, che anche se è nato da pochissime ore sta già dimostrando tutta la sua voglia di vita.

Patente e Carlo

Insomma, un 2019 intenso e pieno, in cui sono riuscito a trovare spazio anche per le mie passioni più importanti (la famiglia e il mare).

Le cose stanno cambiando pian piano, ma non è questione di accontentarsi per come evolvono (lentamente) quanto l’apprezzare con gusto e pazienza ogni singolo passo di questo meraviglioso viaggio grazie alla consapevolezza data dalla maturità.

Lao Tzu

Per cui guardo al 2020 con eccitazione e ambizione, certo che ci porterà a nuovi importanti traguardi (per alcuni di questi in realtà siamo già all’opera… perché si sa che l’ape operaia e la formica operosa si portano avanti… 😉).

E infine grazie. Mi voglio assicurare (detto da me può sembrare un gioco di parole 🤣) che il mio grazie arrivi chiaro a tutti.

Grazie a tutti coloro che ci hanno dato fiducia, dagli investitori ai partner commerciali ai clienti.

Grazie a tutti i compagni di viaggio che sono a bordo di questa splendida barca chiamata Axieme e fanno parte di un equipaggio ineguagliabile: Marco Pollara, Matteo Gallo, Massimo Michaud, Omar Campise, Clea La Rosa, Stefania Civatti, Davide Taddei, Iustin Burlacu, Stefano Schettino, Alex Varino, Michela Improta, Alessandro Martini e Giuliano Antoniciello… solo per citare il core team.

Un team operativo che ho solo l’onore di organizzare, nulla più: chi va per mare lo sa, il comandante è solo colui che ha l’onere del coordinamento ma senza il suo equipaggio non sarebbe nulla.

Equipaggio Axieme

È ora di una piccola pausa tra il calore di casa e le prelibatezze in tavola per riposarci e partire alla grande.

Dobbiamo mettere mano a un compito non facile ma entusiasmante.

Benvenuti nel futuro delle assicurazioni e auguri a tutti voi.

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