E’ difficile dare una definizione condivisa di fintech e quindi aggiungerò la mia voce a quella dei numerosi cronisti del tempo, dandovi la mia semplice opinione. Prendetela per quello che vale.

Fintech è l’innovazione tecnologica applicata ai servizi finanziari.

Parliamo di un fenomeno che nasce negli Stati Uniti, nella solita California, e che oggi conta nel mondo oltre 1.300 aziende, distribuite in 54 Paesi, con un livello di investimenti che dal 2010 ha superato quota 40 Miliardi di

dollari (Fonte Goldman Sachs, 2015). In Italia chiaramente la situazione è molto meno rigogliosa, ma qualcosa sta cambiando.

Gli ambiti in cui si muovono le startup del fintech

• Crowdfunding (raccolta di piccoli capitali dal pubblico dei risparmiatori)
• Peer to Peer lending (finanziamenti concessi da privati a privati o a imprese)
• Asset management gestito con algoritmi (i cosiddetti ‘robo-advisor’)
• Payment
• Credit-scoring (sistemi di valutazione del rischio di credito)
• Raccolta ed elaborazione dei dati (big data)

• Servizi al Cliente tramite bot (da non confondere con i buoni ordinari del tesoro!)
• Valute digitali o cripto-valute (bitcoin ad esempio)

Per non appesantire la trattazione e rispondere al quesito iniziale, mi limiterò a parlare di insurtech, quindi il fintech applicato alle assicurazioni. Le polizze assicurative si prestano naturalmente all’innovazione tecnologica, non fosse altro perché si stipulano oggi, esattamente come si faceva 100 anni fa, su carta, facendo tra le 5 e le 10 firme almeno, di fronte ad intermediario che deve apporre tra i 5 e i 10 timbri a secco, con la doppia copia su carta carbone. A parte gli scherzi, è indubbio che l’esperienza d’uso (la UX come dicono gli anglofoni) di un utente medio di assicurazione non è il massimo.
Questa è una buona notizia per le startup innovative del fintech, che hanno terreno fertile su cui prosperare, ma al tempo stesso è notizia meno buona per le Compagnie che non saranno in grado di “cavalcare” quest’ondata di innovazione, rischiando di fare la fine delle cabine telefoniche, che i più giovani forse non ricorderanno nemmeno…

Basarsi sulla fiducia

Sia la banca che l’assicurazione si basano sulla fiducia: fiducia che i soldi sono al sicuro nel primo caso, e che in caso di sinistro l’assicuratore mi tenga indenne nel secondo. Fiducia che è andata via via sempre più scemando nel caso delle banche, soprattutto a causa degli scandali degli ultimi anni e che invece sembra rimasta invariata per quello che riguarda le assicurazioni, che sembrano aver risentito meno degli effetti della crisi (forse a causa dell’inversione del ciclo economico e del conseguente articolo quinto?).

Le idee delle startup

Tuttavia, mentre per quello che riguarda il settore bancario, in cui secondo me le fintech rappresentano una reale minaccia alle banche, nelle assicurazioni le giovani startup possono rappresentare un’ottima occasione per collaborare e trovare nuovi spunti, nuove opportunità per rendere migliore l’esperienza dell’utente, del Cliente che deve essere realmente messo al centro della strategia di crescita delle imprese di assicurazioni. Non mi fraintendete, fintech non vuol dire necessariamente sbarbatelli e startup! Non è un caso, infatti, che le grandi aziende di internet, che danno vita all’acronimo FAAMA (Facebook, Apple, Amazon, Microsoft, Alphabet) e che insieme hanno una capitalizzazione di tre mila miliardi di dollari (sigh!) si siano tutte mosse, o si stiano muovendo, nella direzione del payment e del fintech in generale (Facebook ha preso da poco licenza bancaria in Irlanda), tralasciando per il momento il business delle polizze. Per questo credo che l’insurtech rappresenti per le Compagnie assicurative, specialmente quelle di casa nostra che necessitano di una maggiore ondata di “frizzantezza”, una opportunità per innovare più che un reale antagonista.
Nel mondo delle Compagnie ci sono i Capitali, nell’Insurtech ci sono le idee. Se le due cose si incontrano, ne potremo beneficiare tutti.

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