Capiamo meglio il ruolo della franchigia nella polizza casa

Come la maggior parte delle polizze, anche le polizze casa spesso prevedono una franchigia; capiamo meglio di cosa si tratta e perché esiste

Cos’è la franchigia della polizza casa?

Franchigia, che riguardi la polizza casa o qualunque altra polizza, è il termine con il quale viene chiamata quella parte di danno che non è pagata dall’assicurazione. Identifica quindi la parte di spesa che rimane a carico dell’assicurato.

Facciamo un esempio. Immaginiamo che per la polizza casa sia prevista una franchigia di 500€ in caso di incendio. Se la casa assicurata prende fuoco ed il danno ha un importo di 100.000€. Questo significa che la compagnia assicurativa indennizzerà 99.500€ mentre la restante parte – la franchigia di 500€ appunto – rimarrà a carico dell’assicurato.

Ciò significa, altresì, che se il danno è inferiore alla franchigia la compagnia assicurativa non interverrà. Sempre seguendo l’esempio di prima, se il danno avvenuto fosse di 450€, la polizza stessa non si attiverebbe, in quanto il danno sarebbe appunto “sotto-franchigia“.

Perché esiste la franchigia?

Sovente “odiata” dagli assicurati, la franchigia ha in realtà una ragione di esistere principalmente legata a due fattori:

1) Responsabilizzazione dell’assicurato: se l’integralità del danno fosse a carico dell’assicurazione si rischierebbe di generare nell’assicurato un atteggiamento poco attento nella cura del bene. Pensiamoci bene, immaginiamo, ad esempio, di aver assicurato il nostro telefonino contro il furto. Nel caso in cui l’assicurazione rimborsasse interamente l’importo senza alcuna franchigia, saremmo molto meno accorti nel verificare dove lo appoggiamo, se lo abbiamo ben riposto nella borsa ecc. Perché potremmo pensare “ma sì, tanto se me lo rubano lo ripaga l’assicurazione”. Se invece la polizza prevedesse una franchigia di 150€ a nostro carico ecco che ci comporteremmo sicuramente in un modo più giudizioso, perché sapremmo che anche in caso di furto, 150€ dovremmo comunque metterli di tasca nostra!

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2) Costi di gestione del sinistro: in un’ottica di ottimizzazione delle risorse e dei costi, serve a limitare gli interventi dell’assicurazione per i danni meno importanti (abbiamo già parlato di come le assicurazioni dovrebbero essere viste come sostegno per eventi gravi in questo post). La classica trafila a seguito di un danno coperto da assicurazione è quella dell’apertura del sinistro da parte dell’agente, l’intervento del perito, la redazione della perizia che viene inviata al liquidatore e infine la definizione dell’importo dell’indennizzo da parte di quest’ultimo. Insomma, una mobilitazione decisamente importante e costosa, perché non bisogna considerare solo l’importo dell’indennizzo in sé come costo sostenuto dalla compagnia, ma anche i minuti passati al telefono con il cliente da parte dell’agente, l’attività di caricamento sul sistema informatico della pratica, l’intervento del perito e la sua parcella. È quindi chiaro che si cerca di limitare l’intervento della compagnia solo al di sopra di una certa soglia.

Potreste sentire parlare anche del termine scoperto, oppure di un mix tra franchigia e scoperto, ve ne parliamo meglio qui.

 

 

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